MONGODB

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Il database a documenti per dati che cambiano forma: cataloghi, eventi, contenuti e applicazioni che devono crescere in fretta

MongoDB archivia documenti invece di righe: ogni record può avere una struttura propria, e non serve modificare uno schema per aggiungere un campo. Questo lo rende adatto a cataloghi con schede molto diverse fra loro, a raccolte di eventi, a contenuti, a integrazioni in cui i dati arrivano da fonti che cambiano senza avvisare. La versione corrente del server è la 8.3, e dalla 8.2 gli aggiornamenti intermedi sono disponibili anche per chi lo installa sui propri server, non solo nel servizio gestito. Due cose vanno chiarite prima di adottarlo. La prima: la licenza del server è la SSPL, e <strong>MongoDB stessa dichiara che non è considerata open source</strong> dall'organizzazione che certifica queste licenze. La seconda: un database senza schema non significa senza progettazione, e i progetti che vanno male sono quasi sempre quelli in cui si è saltato quel passaggio. Con FreelanceWWW trovi sviluppatori MongoDB che partono dal modello dei dati.

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Domande frequenti

MongoDB o un database relazionale: come si decide?

Non sulla moda ma sulla forma dei dati e sul tipo di domande che farai.

MongoDB conviene quando
  • I record hanno strutture diverse fra loro: schede prodotto di categorie merceologiche lontane, configurazioni, contenuti.
  • Si legge quasi sempre un documento intero insieme ai suoi dettagli, invece di incrociare molte tabelle.
  • Lo schema cambia spesso durante lo sviluppo e le migrazioni continue sarebbero un peso.
Un database relazionale conviene quando
  • I dati sono strutturati e stabili: contabilità, anagrafiche, ordini con righe.
  • Servono molte interrogazioni che incrociano entità diverse, o report complessi.
  • Servono vincoli di integrità forti fra tabelle, garantiti dal database e non dal codice.

Un'avvertenza: molte applicazioni finiscono per usarli entrambi, ed è una scelta legittima purché sia decisa e non subita.

La licenza è un problema per la nostra azienda?

Per la stragrande maggioranza degli usi no, ma il punto va capito perché è diverso da come viene raccontato.

  • La licenza del server è la SSPL, e MongoDB dichiara essa stessa che non è approvata come open source dall'organizzazione che le certifica.
  • Che cosa impone davvero: chi offre a terzi la funzionalità del programma come servizio deve rendere disponibile il codice sorgente del servizio. È una clausola pensata per i grandi fornitori cloud.
  • Chi non è toccato: chi usa MongoDB dentro la propria applicazione, anche commerciale. È il caso della quasi totalità delle aziende.
  • I driver sono su licenza Apache 2.0, quindi il codice che scrivi per parlarci non è coinvolto.

Se la tua organizzazione ha una politica che vieta software non certificato come open source, però, questo è un punto da verificare con l'ufficio legale prima di adottarlo.

Conviene il servizio gestito o installarlo sui nostri server?

Dipende da chi si occupa della manutenzione e da quanto vale un fermo.

  • Il servizio gestito Atlas ha un piano gratuito permanente con mezzo gigabyte di spazio, risorse condivise e un limite dichiarato di operazioni al secondo: va benissimo per sviluppo e prototipi. Sopra ci sono livelli a consumo e livelli dedicati con risorse garantite.
  • L'installazione propria non ha costi di licenza per la versione Community, ma qualcuno deve occuparsi di aggiornamenti, backup verificati e monitoraggio.
  • Il criterio pratico: se non hai una persona che se ne occupa con continuità, il servizio gestito si ripaga alla prima notte in cui non succede niente.

Un database senza schema significa che non dobbiamo progettare nulla?

No, e questo malinteso è la causa principale dei progetti MongoDB che finiscono male. La progettazione non sparisce: si sposta dal database al codice e alle decisioni su come organizzare i documenti.

  • La domanda che guida tutto: quali informazioni vengono lette sempre insieme? Quelle stanno nello stesso documento. Quali cambiano di continuo o crescono senza limite? Quelle vanno separate.
  • L'errore classico: documenti che crescono all'infinito, per esempio un cliente con dentro tutti i suoi ordini. Dopo due anni quel documento diventa ingestibile.
  • Il secondo errore: replicare il modello relazionale a tabelle separate, perdendo i vantaggi del documento e guadagnando i difetti di entrambi.
  • La validazione serve comunque: MongoDB permette di imporre regole sulla forma dei documenti, ed è una buona pratica usarle.

Possiamo usarlo per la ricerca e per l'intelligenza artificiale?

Sì, ed è una delle direzioni su cui il prodotto sta investendo di più: le versioni recenti hanno aggiunto funzioni di fusione dei punteggi di ricerca e miglioramenti nella scelta automatica dei piani di esecuzione.

  • Ricerca testuale: integrata, senza bisogno di affiancare un motore separato per i casi ordinari.
  • Ricerca vettoriale: disponibile per costruire assistenti che rispondono sui documenti aziendali, con testi e vettori nello stesso database.
  • Il vantaggio: un sistema in meno da sincronizzare e proteggere.
  • Il limite da valutare: su volumi molto grandi, un motore di ricerca specializzato resta più efficiente. Il confine dipende dai numeri del tuo progetto.

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